AEN - A NEW ERA OF NOW
Dal post-Covid in poi la Starship Entertainment sta facendo un grandissimo lavoro sul campo delle band di nuova generazione femminili, soprattutto con IVE e KiiiKiii. Ora è il turno dei gruppi maschili che, a dirla tutta, quelli nati dopo i MONSTA X, hanno faticato ad affermarsi del tutto. Dopo gli IDID, ecco il turno degli AEN (acronimo che si scioglie come il titolo del loro EP di debutto). Composta da sette membri, 4 coreani e 3 giapponesi, la band mostra grandi capacità coreografiche come nel video della titletrack X to Z (Next to Me). Il loro è un K-pop molto classico, costruito su un pop elettronico che in alcuni casi avrebbe bisogno di produzioni più elaborate. Il brano che cattura di più l’attenzione è Clockwise: ritmo e sound più aggressivi che meriterebbero delle repliche.
ARTMS - <Hyper-Ego>
Nonostante l’assenza di Haseul, le ARTMS fanno di tutto per non perdere nemmeno un briciolo di energia nel loro secondo mini-album. Anticipato dal banger Born Stunner, il disco si mantiene sempre su BPM sostenuti giocando con diverse sfumature di EDM. Blue Mood, insieme alla conclusiva Pixel Memory, esplora i territori dell’hyperpop. Due brani che si possono cantare, ma soprattutto ballare immaginandosi di essere in un club. Tra i momenti migliori c’è Icarus Gang in cui la band dà corpo al concept del disco e sfoggia una bragging track che incorpora elementi distorti che pescano sia dalla trap che dalla nuova wave statunitense a la 2hollis. Un grande comeback.
Stray Kids - THIS & THAT
Il decimo mini-album della band è interamente co-scritto e co-prodotto dai 3RACHA. Dopo l’assaggio RUN IT, la titletrack ritorna sul sound più tipico del gruppo, meno aggressivo del solito, dove domina un rap easygoing che racconta il desiderio degli otto componenti di non accontentarsi mai. Un tema quello del lavoro e dell’impegno che torna anche in FARMING, canzone che si avvicina allo stile dell’album KARMA. In generale, è difficile inquadrare dal punto di vista del genere questo disco: c’è un cambio continuo. After That è una wannabe hit elettronica sullo stile delle produzioni di David Guetta, mentre Way Out è un R&B elegante sostenuto dalla chitarra. Proprio la chitarra e le influenze rock sono gli aspetti più interessanti: I Do, dedicata agli STAYs, sfiora il pop-punk (si sente la mano di Changbin) e ricorda un po’ In My Head. Back Then è una chiusura caratterizzata da un ritornello quasi dream pop, ma sempre con protagoniste le sei corde. Un EP che non osa troppo, ma che sa di ennesima conferma.


